Il Re delle Alpi (Federico Antonelli)

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Io di Alpenround mi ricordo tutto.
Mi ricordo quando ho saputo dell’iniziativa. Me l’ha raccontata Elena per prima, e io le dissi che era un ottima idea ma che aveva bisogno di cure, di attenzioni perchè fosse un’iniziativa vincente.
Mi ricordo che eravamo assieme sul divano, io e lei, mentre ne parlavamo: io avevo qualche dubbio Elena no, non ne aveva. “Funzionerà vedrai”, mi diceva convinta.
Mi ricordo che ero aggiornato su tutto ciò che Andrea ideava e progettava e pensavo che idee e volontà simili dovevano avere successo. “Ma cosa penseranno i suoi compagni di squadra? Lo sosterrano?” Pensavo anche.
Mi ricordo che appena pubblicato il sito, ufficializzato l’avvio di Alpenround e della gara mi sono precipitato in posta a pagare due quote di iscrizione. Io ed Elena dobbiamo essere fra i primi a farlo. Andrea e Martina lo meritano.
Mi ricordo che uscito dalla posta sentivo la motivazione per competere. Per onorare l’idea mi ci devo dedicare con impegno e ambizione.
Mi ricordo che per i primi mesi di gara era impossibile affrontare qualche salita. C’era ancora troppo freddo e troppa neve in montagna.
Mi ricordo però che qualcuno, in quei giorni, pubblicò una foto dello Julieropass. In bici. Attorniato dalla neve. Incredibile pensai. Era Marco Tenderini.
Mi ricordo che i miei primi passi furono quelli delle Dolomiti. Li percorsi con i miei compagni di squadra, Giulio e Angelo in un week end di giugno.
Mi ricordo che alcuni passi li ho realizzati compiendo alcune piccole imprese: lo Stelvio il Gavia il Mortirolo, il Valtellina Extreme insomma. Ma anche il Tourblancrando con l’Iseran, e il Moncenisio. Infine il giro dei passi svizzeri: San Gottardo, Grimsel, Furka, Novena e Susten. Tutti in solitaria e tutti in una domenica pomeriggio di mezza estate, sotto la pioggia che non smetteva mai.
Mi ricordo che in quei giorni io ed Elena non eravamo contenti uno dell’altra e le montagne di Alpenround mi han fatto compagnia.
Mi ricordo che a un certo punto ho pensato di poter vincere Alpenround e mi sono esaltato.
Mi ricordo che a un certo punto è comparso Mauro con i suoi passi scalati in continuazione e mi sono preoccupato: qua trenta passi non sono sufficienti a vincere.
Mi ricordo che su facebook controllavo quotidianamente ciò che accadeva sulle montagne di Alpenround, e mi ricordo che ogni passo realizzato dagli altri ciclisti era uno stimolo agonistico.
Mi ricordo che ho percorso tanti chilometri in auto ed ho imparato a programmare viaggi e scalate.
Mi ricordo che a un certo punto di Alpenround ho pensato, devo vincere anche per la mia squadra: l’anno prossimo la Ciclistica Bruzzano compie 30 anni e il mio piccolo omaggio sarà portare questo risultato.
Mi ricordo i messaggi di incitamento di alcuni miei compagni e del mio presidente. Non devo mollare, ho pensato allora.
Mi ricordo quando ho scalato Julierpass e Albulapass. Ero col mio compagno Stefano. Ho conosciuto Alessandro Suanno in cima allo Julier e ci siamo riconosciuti grazie ad Alpenround.
Mi ricordo quando la mattina della partenza del Tourblancrando, a Biella ho conosciuto Mattia Biffi. Indossava la maglietta di Alpenround e abbiamo subito socializzato. Splendido Mattia e la sua impresa da Londra a Istambul.
Mi ricordo che il mio programma mi portava con certezza a 49 passi. Dicevo al mio amico Mario, in Francia: “l’obiettivo sono i 49 passi, il sogno 50”.
Mi ricordo che non volevo rinunciare al sogno e il Tourmalet era li che mi aspettava. Ma appariva così lontano.
Mi ricordo che un giorno ho pensato: e se lo proponessi a Mauro. Abbiamo scalato 49 passi guardandoci l’un, l’altro, ma senza fare un metro insieme. Andiamo a prenderci assieme questo ultimo traguardo.
Mi ricordo che ho passato due giorni splendidi con Mauro, tra macchina, Mac Donald, chiacchere e bicicletta. E in cima al Tourmalet la soddisfazione di aver completato il sogno. Insieme al mio “rivale”.
Mi ricordo che le persone che hanno reso possibile questo risultato sono tante: Giulio, Angelo e Stefano della Bruzzano che hanno percorso con me alcuni dei passi alpini. Il mio amico Mario che mi ha raggiunto in Francia seguendomi su Vars e Izoard. Andrea che l’ha organizzata. Mauro,Barbara, Massimo, Marco, Paola, Francesco, Giorgio e tutti coloro che concorrendo in Alpenround mi hanno spinto a raggiungere il massimo.
Mi ricordo che il passo che più amo e sempre amerò è il Gavia. Non so perchè ma per i miei occhi resta il più bello.
Mi ricordo che tutto ciò è dedicato a Martina e alla sua mamma, le vere campionesse di Alpenround.
Di Alpenround le sole cose che non ricordo più sono l’acqua che ho preso e la fatica che ho fatto.

p.s. Ora io ed Elena siamo contenti uno dell’altra.

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