AlpInBici-1a parte (di Ivan Folli)

PiantinaAIB

C’è chi lo chiama AlpInBici, chi Transalpenround, chi splendido saliscendi, ma indipendentemente da come lo vuoi chiamare, rimane un leggendario viaggio tra le vette alpine che segnerà per sempre la tua vita.

Faccio un passo indietro e, prima di addentrarmi tra le pieghe del viaggio in sé, vi racconto come nasce l’idea.

Sin da bambino ho sempre odiato le salite. O meglio, mi affascinavano, ma arrancavo terribilmente e tutti mi sorpassavano. Oggi tutti mi sorpassano ancora, ma non mi importa e l’odio che sentivo si è tramutato in emozione. Arranco ancora, ma tanto più soffro, tanto più grande sarà la gioia quando arriverò in cima.
Succede quasi per caso, nell’estate del 2013, di ritrovarmi a scalare lo Stelvio da Bormio in occasione della StelvioBike (http://vimeo.com/77569960), una manifestazione non agonistica nella quale la strada al Passo viene chiusa al traffico veicolare. Fino ad allora, nei viaggi fatti, avevo affrontato si salite, ma mai di quel genere. Sono partito con l’obbiettivo di arrivare a 2000m, quota mai raggiunta prima. Poi arrivato a 2000 mi sentivo ancora bene… E sono andato avanti sino ad arrivare in vetta! Una miriade di emozioni mi ha letteralmente travolto e da quel momento tutto è cambiato.

Si sa: per un cicloturista l’inverno è il momento in cui si progettano i viaggi per l’estate seguente ed è così che mi ritrovo con tre opzioni sul piatto: Milano – Roma – Milano in bicicletta scendendo lungo l’Adriatico e risalendo dal Tirreno, Il Cammino di Santiago in bicicletta e un viaggio tra le Alpi da est a ovest scalando i vari Passi. Porto avanti tutti e tre i progetti nell’attesa di fare una scelta. Leggo su internet, mi informo e, non so bene come, mi imbatto in Alpenround. Credo che nella vita ben poche cose accadano per caso e interpreto tutto ciò come un segno del destino. Sul sito si parla di Transalpenround, ma altro non è che il mio stesso viaggio che, in quel momento, è ancora nel cassetto.
Senza fare ancora una scelta, inizio a disegnare le tappe e, seguendo i consigli che trovo proprio su Alpenround, mentre la primavera si fa spazio, comincio a misurarmi con le salite del Lario che vengono descritte, al fine di allenarmi e rendermi conto se il mio progetto può avere seguito. Più o meno ogni fine settimana prendo il treno che mi porta a Erba o Como e via su una salita.
Tra maggio e giugno alzo l’asticella andando ad Oropa in occasione dell’arrivo del Giro d’Italia e scalando successivamente il Passo San Marco.

Una serie di vicissitudini personali, la voglia di staccare un po’ da tutto e tutti, completano l’opera: sarà AlpInBici o Transalpenround che dir si voglia.

Purtroppo mi rendo presto conto che per completare l’intero arco alpino (per quelle che sono le mie caratteristiche) mi ci vorrebbe circa un mese. Di ferie ho solo 15 giorni. Opto così per dividere il viaggio in due tronconi: una prima parte, da Udine a Milano, nel 2014 e una seconda parte, da Milano a Nizza, nel 2015.

Organizzo definitivamente le tappe (http://www.idiaridellabicicletta.com/alpinbici-le-tappe/) e, nella notte tra il 4 e 5 luglio, mi metto in marcia verso Udine con un’auto a noleggio e bici al seguito. Lasciata l’auto, mi metto subito in marcia verso la Slovenia.
I primi giorni sono forse i più duri dal punto di vista fisico: scalare un passo con la bici è una cosa, scalarlo con la bici, le borse e la tenda è un’altra. Spingo forse un rapporto troppo duro e soffro tremendamente. Alla terza tappa, in terra Austriaca, incontro due cicloturisti tedeschi che mi consigliano di salire col cambio più agile a mia disposizione. Ribatto che pensavo di tenerlo per le salite più dure. “Alle salite più dure penserai quando ci arriverai, ora metti il cambio più agile”. Parole non furono più sagge. Da quel momento percorro ogni salita, lunga o corta, col cambio più agile a mia disposizione o uno poco distante. Trovo così il mio ritmo e metro dopo metro, ascesa dopo ascesa, capisco di potercela fare.
Le buone sensazioni vengono messe a dura prova dal meteo che, dalla fine della 3a tappa e fino alla fine della 6a, funesta la mia marcia. In particolare la 4° tappa è totalmente sotto l’acqua e al freddo. Le condizioni meteo mi costringono a cancellare l’ascesa alle Tre Cime di Lavaredo, riducendo così i Passi scalati da 20 a 19. La delusione è tanta, ma paradossalmente il fatto di ridurre il chilometraggio e la fatica prevista per quel giorno, mi permette di recuperare le forze che avevo inutilmente sprecato i giorni precedenti ostinandomi a spingere un rapporto a me poco consono.
L’arrivo in vetta al Passo Giau, prima volta nel viaggio oltre i 2000, è una gioia immensa, nonostante il freddo e la pioggia.
Pordoi, Sella, Pinei, Pennes e Giovo mi regalano tutti emozioni indescrivibili. Il tempo, nel mentre, sembra migliorare.
Sembra e basta, perché nella notte tra sabato e domenica, dopo ormai una settimana di viaggio, la pioggia è incessante, creando un ticchettio ritmato sulla tenda. Domenica mattina mi attende lo Stelvio. Fa freddo, ma quanto meno non piove. Mi avvio così sulle rampe della mitica montagna e, a 7 km dalla vetta, dal cielo cominciano a cadere gocce ghiacciate. Al Passo nevica. L’ascesa nella mia mente diventa leggenda. Mi sento come Coppi su quella mitica serpentina che mi si propone davanti e, respiro dopo respiro, tra gente che mi incita, bambini che mi applaudono e ciclisti che mi offrono cibo, arrivo al Passo. Ancora una volta mi ritrovo lassù da dove tutto ha avuto origine. Ancora una volta le emozioni sono uniche.
Dal giorno seguente le nubi e la pioggia lasciano via via spazio a un sole sempre più presente in un cielo sempre più azzurro.
Il Passo del Foscagno, Eira e Forcola di Livigno fanno da apripista verso la Svizzera, confine che passo ben 4 volte.
In terra Elvetica salgo al Passo Bernina, Maloja, Spluga e San Bernardino per poi dirigermi verso il Lago Maggiore, da dove inizio il malinconico rientro verso casa.
Già perché la fatica è sicuramente tanta, ma le emozioni e le sensazioni provate mi spingerebbero senza alcun indugio a continuare il mio viaggio sino al mare, sino alla sua naturale conclusione, sino a Nizza.
Sarà per l’anno prossimo” mi ripeto.

Come si può capire da queste righe non sono un superuomo, ma una persona come te, con il sogno di fare un viaggio mitico tra le vette alpine. Ho solo scelto di inseguire il mio sogno che, per metà, è diventato realtà.

Non dico che è un viaggio che si può affrontare dall’oggi al domani, sicuramente bisogna prepararsi adeguatamente, conoscere sé stessi a fondo e avere la convinzione nei propri mezzi.
Non ho troppi consigli da dare se non quelli di non esagerare quando si progetta il viaggio: meglio impiegarci un giorno o due in più piuttosto, riducendo magari le distanze o infilandoci un giorno di pausa di tanto in tanto. Non badare al tempo che ci impieghi e apprezza piuttosto lo scenario che ti si propone di fronte. Importante è sicuramente trovare il prima possibile il proprio ritmo, il proprio passo, con la bici carica.
Ma poi chi dice che la bici deve essere carica? Nei giorni passati in sella ho conosciuto tante persone e alcune di queste ad esempio, stavano percorrendo più o meno il mio stesso tragitto, solo che erano un gruppo di amici e, a turno, uno si metteva alla guida del furgoncino che ospitava le borse, gli altri pedalavano. Quando uno era eccessivamente stanco, saliva “sull’ammiraglia”.
Questo per far capire che non c’è un solo modo di viaggiare in bici attraverso le alpi, ma ve ne sono infiniti. Non necessariamente bisogna dormire in tenda, io stesso alcuni giorni ho optato per l’albergo o l’ostello, basta solo informarsi prima se la struttura ha un posto dove poter parcheggiare la bici.
Insomma se stai pensando che anche tu vorresti farlo, beh io ti confermo che ce la puoi fare! Basta solo prepararti fisicamente e psicologicamente. La valanga di emozioni che ti travolgeranno pedalata dopo pedalata, ti faranno presto capire che ne vale la pena.

Io la prima parte l’ho completata e non vedo l’ora di poter pedalare lungo il tragitto della seconda parte. Tu cosa aspetti?

Guarda il viaggio di Ivan a questo link: http://vimeo.com/101789745

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